A scuola di empatia
Dott.ssa Bianchi Sabrina – Pedagogista –
Vi propongo, nell’articolo odierno, un’esperienza educativa e formativa degna di nota, che condivido nella speranza che possa essere uno stimolo di riflessione.
In Danimarca c’è un’attenzione molto alta nei confronti dello sviluppo emotivo e del benessere sociale, in quanto il principio di fondo è che un benessere reale contribuisce, con ottime probabilità, a un buon rendimento scolastico. Secondo la Word Happiness Report la Danimarca è, da 40 anni, in classifica come uno dei paesi più felici delle Nazioni Unite; sembra che l’empatia sia fondamentale per poter essere felici ed è “insegnata” sia in famiglia che a scuola.
Conoscete il metodo P.A.R.E.N.T ( genitore), cosi definito da J. J. Alexander e I. D. Sandahl? È il “metodo” danese, “per crescere bimbi felici con genitori sereni”, i cui principi cardine di sono i seguenti:
PLAY: gioco libero, non organizzato dal genitore, senza apparecchi elettronici, in un ambiente stimolante in cui il bambino si senta libero di esprimere e di creare, senza continui interventi da parte dell’adulto.
AUTHENTICITY: autenticità, emotiva, i genitori insegnano ai bambini a provare emozioni, non a negarle o soffocale, sia quando esse sono gioiose ma anche quando sono più “impegnative ed ingombranti” come rabbia e paura, è giusto entrare in contatto con le proprie emozioni!
REFRAMING: ristrutturazione, riformulando un’esperienza sviluppiamo la capacità di vedere secondo una prospettiva differente, con un attenzione particolare al linguaggio che gli adulti utilizzano quando comunicano un’ esperienza e quindi come sia importante riflettere sulla riformulazione del pensiero per non instillare nei bambini le nostre paure o ansie.
EMPATHY: empatia, un’ importante competenze emotiva, cioè la capacità di mettersi nei panni di un altro e sentire quello che sente l’altro. Il primo passo è aiutare i bambini a sperimentare le proprie emozioni e a sentirsi compresi.
NO ULTIMATUM: nessuno ultimato, genitori autorevoli non autoritari.
TOGETHERNESS: intimità, trasmettere ai figli l’importanza di una rete sociale.
Questo secondo J. Alexander e I. Sandahl è l’approccio danese, utilizzato in famiglia, per raggiungere la felicità.
Invece nel sistema scolastico danese l’ insegnamento dell’ empatia è obbligatorio dal 1993, è infatti prevista un’ora alla settimana dedicata alla “Klassens tid”, cioè una lezione di empatia. È inoltre previsto un programma chiamato “Step by step” in cui l’obiettivo è potenziare l’empatia. Per esempio, al fine di comprendere le emozioni altrui ed esprimere i propri sentimenti i bambini visionano delle immagini rappresentanti diversi emozioni e le descrivono a parole, proponendo anche eventuali soluzioni di risoluzione e di risposta alle emozioni altrui. Un altro aspetto interessante di questo programma è quello non giudicativo dell’emozione, che deve essere solo nominata, conosciuta, rispettata ed affrontata, in quanto l’emozione scaturisce dalle circostanze. È presente una forte attenzione quindi all’utilizzo delle parole e nell’evitare le così dette “ etichette” nei confronti dei bambini.
Un altro metodo utilizzato è il “Cat Kid”, per migliorare empatia e consapevolezza emotiva, per esempio i bambini possono disegnare le caratteristiche delle emozioni fisiche su immagini di volti e corpi.
La scrittrice J.Alexander nella sua ricerca sul campo ha indagato come si insegna l’empatia nelle scuole, oltre ai programmi sopra citati. È emerso che nel sistema scolastico danese si punta molto al lavoro di squadra, all’aiuto reciproco e quindi all’apprendimento cooperativo. Inoltre la competizione è intesa solo con sè stessi, per favorire la motivazione personale; infatti non ci sono premi per chi eccelle sia nella didattica che nello sport.
Interessante, nelle scuole danesi, è il principio guida della “differentiere”, in cui ogni studente viene considerato globalmente, con le sue singole esigenze, e quindi gli obiettivi specifici sono redatti dal bambino insieme all’insegnante e si concorda quando verificare lo stato di avanzamento del percorso; in questo modo l’insegnante comprende maggiormente le esigenze di ogni alunno e dovrebbe essere in grado di intervenire in modo più coerente. L’obiettivo finale è comprendere quali sono le condizioni che permettono allo studente di lavorare ed imparare meglio.
Concludo evidenziando come, essendo il livello di felicità un elemento fondamentale, esiste nelle scuole un testo standardizzato il “Test trivsel” per valutare gli insegnanti e misurare il livello di benessere nella scuola. Non si valutano programmi didattici o rendimento ma che tutti si sentano inclusi nel processo di apprendimento, accolti e ascoltati, che ci sia una crescita positiva dal punto di vista sociale ed emotivo.
La scuola danese va oltre il programma didattico, punta l’accento su emozioni, creatività, empatia, sull’ entrare in relazione con gli altri in quanto in un contesto di benessere si creano le giuste basi affinché l’apprendimento possa fiorire.
Sono curiosa di conoscere le vostre riflessioni in merito.